Ci sono attori, attrici e ci sono leggende. Rodolfo Valentino appartiene alla seconda categoria, senza dubbio. Bello, pensereste voi che leggete curiosità, informazioni sulla carriera e sul suo divenire un mito. In realtà discutere di queste personalità è sempre pericoloso, perché è talmente facile dire sciocchezze e aneddoti poco veritieri che l’articolista, in questo caso io, è più cauto del solito nel fidarsi delle fonti. Ecco perché vi dirò dove ho recepito molte delle informazioni che divulgherò in questo testo.
L’inizio di Rodolfo Valentino e il contesto sociale
All’anagrafe Rodolfo Pietro Filiberto Guglielmi, nato a Castellaneta in provincia di Taranto, nacque nel 1895, l’anno al quale si fa risalire la nascita del cinematografo. Sarà stato certamente un caso, tuttavia quest’uomo molto particolare che l’enciclopedia Treccani descrive come piccolo di statura, con capelli corvini, labbra sottili, occhi neri di taglio orientale, fu un divo assoluto del cinema muto e uno dei più grandi attori italiani mai esistiti.
Per chi non dovesse saperlo, il periodo del cinema muto inizia ovviamente con la nascita del mezzo e termina indicativamente qualche anno più tardi dell’uscita de Il Cantante di Jazz (1927). In poco più di due decenni, le star del cinema muto non furono certamente poche, difatti dovete pensare che secondo un articolo de Il Post solo negli Stati Uniti furono prodotti tra il 1919 e il 1929 circa 10.919 film. Capite di conseguenze che l’industria era enorme e diventare una star non era affatto facile.
Perché quindi Rodolfo Valentino? Il suo successo è innanzitutto determinato dal suo volto, dal suo aspetto. Dopo il diploma in agraria, Rodolfo fu subito notato come uomo piacente, difatti trasferitosi negli Stati Uniti nel 1913, lavorò come taxi dancer, ossia ballerino a pagamento. Nonostante oggi difficilmente sarebbe un sex symbol, all’epoca interpretò il ruolo dell’amante tenebroso in moltissime pellicole. Ne citiamo solo due: The sheik di George Melford e Uncharted seas di Wesley Ruggles entrambi del 1921.

L’origine del mito
Tra di voi che leggete ci saranno anche quelle persone che sono interessate al gossip, alla figura di un uomo che durante la sua breve vita poteva desiderare tutto. Inoltre, come se non bastasse, negli anni Venti il potere di queste star, di questi divi era veramente inarrestabile ed il mistero più forte che mai. Ed ecco che infatti questo paragrafo sarà dedicato a tutti quegli aneddoti che hanno fatto di Rodolfo Valentino un mito. Tutto ciò che segue è riportato nel testo Hollywood Babilonia di Kenneth Anger, un classico del genere scandalistico che non è considerato un pilastro della verità. Detto ciò, buon gossip.
È interessante notare come pur essendoci una causa ufficiale della morte di Rodolfo Valentino, una peritonite seguita a un’operazione d’appendicite a caldo, le voci in quel periodo dissero di tutto. Chi affermava fosse stata una vendetta tramite arsenico di una dama nota della società newyorchese, chi sosteneva fosse stato ucciso a revolverate da un marito geloso e chi penso fosse sifilitico.
Un altro argomento di interesse scandalistico fu la sessualità del divo. Anche oggi, come sappiamo, i media sono ghiotti di queste notizie ma negli anni Venti tutto avveniva nel mistero perché non solo non c’erano i social, gli smartphone ma chi voleva scoprire un gossip doveva impegnarsi tantissimo e avere contatti importanti. Si dice ad esempio che prima di morire Rodolfo Valentino avesse chiesto un piumino rosa e che avesse due mogli lesbiche. Un fatto accertato fu il processo in tribunale per il reato di bigamia. Sarà vero o è una quantità di dicerie senza senso? A chi scrive interessa solo comprendere quanto il pubblico fosse interessato a questa personalità e tutto ciò ci dà un quadro ben preciso.
Rodolfo Valentino: l’eredità della leggenda
Tra tutte le star del cinema muto, quelle personalità che non hanno mai lavorato col sonoro, Rodolfo Valentino è uno dei più ricordati. Anche Theda Bara, una delle prime sex symbol, fu una diva di quel periodo ma la sua storia la conoscono solo gli appassionati. Nel nostro linguaggio comune è ancora udibile la frase di scherno “è arrivato Rodolfo Valentino”. Certo, ancora non sappiamo quanto tutto ciò resisterà.
Il suo ultimo film, The Son of the Sheik, nel 2026 compie 100 anni e di quel cinema lì cos’è rimasto nella cultura popolare? Forse solo l’eco. Eppure, il nome, l’icona, ancora oggi portano un significato. Quel che è certo è cheRodolfo Valentino è importante conoscerlo per comprendere cos’erano gli anni Venti, cos’era il divismo prima della tecnologia e soprattutto come evolvono i canoni di bellezza nella società occidentale.
