Dall’Accademia d’Arte Drammatica del Lazio alla lunga carriera con EDM di Roma e ora la regia
Sono molti gli attori che ad un certo punto della loro carriera decidono di dedicarsi alla regia teatrale o cinematografica. Alcuni alternano le due carriere, altri recitano in film da loro stessi diretti, altri decidono per una svolta radicale e una volta approdati alla regia teatrale o cinematografica, non tornano più a recitare. Altri invece decidono di rimanere sempre attori e non sentono l’irresistibile attrazione per il lavoro dietro la macchina da presa dei loro colleghi.
Proviamo dunque ad approfondire come e perché avviene questo passaggio, quali le suggestioni, le difficoltà e le sfide che ci si trova ad affrontare quando si decide di “saltare il fosso” e darsi alla regia teatrale o cinematografica.
Gianluca Lombardi: la formazione all’Accademia e l’incontro con De Martino
Lo facciamo con l’attore Gianluca Lombardi, classe 1988, formatosi come attore all’Accademia d’Arte Drammatica del Lazio e laureato al Dams di Roma Tre. Oltre che attore, è stato anche formatore, regista e assistente alla regia alla EDM Distribuzione e Produzione, fondata a Roma dall’attore e regista teatrale e cinematografico Emiliano De Martino. Lombardi è stato anche responsabile dei corsi di arti sceniche, regia, storia del teatro e recitazione junior per l’Accademia d’Arte Drammatica del Lazio, dove Gianluca Lombardi era entrato come allievo.
Nel 2018 è stato nominato, in seguito a procedura selettiva pubblica, Esperto esterno per le Arti Sceniche, il Teatro e l’Espressività multidisciplinare artistica in diversi percorsi di formazione teatrale (tra cui Progetti PON – FSE Inclusione) per le scuole di Roma, Latina, Frosinone e provincia. Ha lavorato, nel corso degli anni, con Fabio d’Avino, Ruggero Cappuccio, Lello Arena, Nadia Baldi, Massimiliano Gallo, Antonio Ferrante.
Tra i premi aggiudicati il Ciak Junior per la migliore interpretazione nel 2001 e la segnalazione al premio Giulia Gonzaga nel 2005, che successivamente ha vinto nel 2010. Infine, è stato finalista al premio Hystrio alla Vocazione a Milano, mentre nel 2019 è stato medaglia d’oro Classe Recitazione di Metodo Pass.
Dopo la lunga esperienza con EDM Produzione e Distribuzione e l’aiuto regia dello spettacolo M.E.S. con la regia dello stesso De Martino in tournée in tutta Italia, Lombardi ha deciso di intraprendere anche la strada della regia teatrale. Ha quindi proseguito come artista indipendente e con l’Aps Poliedro ha prodotto lo spettacolo Senza Titolo e a breve si cimenterà nella realizzazione di un cortometraggio sperimentale con la regia di Tiberio Ettore Muccitelli, oltre a proseguire i percorsi laboratoriali di Teatro Emozionale.
“un’esigenza multiforme, che va dalla curiosità al voler proporre una storia propria”
Qual è stato il motivo che ti ha spinto a intraprendere la strada della regia teatrale? Curiosità di vedere come si sta dall’altra parte, mancanza di copioni interessanti, un’evoluzione motivata dal desiderio di completare il tuo percorso artistico?
Gianluca Lombardi: “Se dovessi usare una parola per racchiudere la risposta a questa domanda sarebbe senz’altro esigenza. Regista per esigenza. Un’esigenza multiforme che va dalla curiosità di voler cambiare visuale e punti di vista da quelli dell’attore ad un’altra che si spinge in quella volontà di raccontare una storia propria cercando di farla diventare universale e fruibile a più livelli avendo sempre in testa come unico fine, quello di trasformarla in un dono per tutti coloro che al suo interno possano ritrovarci qualcosa, un’emozione o qualsiasi altro frutto che possa germogliare e generare un miglioramento personale”.

Regia teatrale, l’incontro-scontro tra coerenza artistica e universalità
Qual è l ’aspetto più interessante della regia teatrale e quello più difficile da affrontare rispetto all’attore?
Gianluca Lombardi: “Raccontare una propria storia ha sempre dei pro e dei contro e forse il crearla cercando dei caratteri di universalità è per me la cosa più interessante. Ti fa fare un lavoro non solo artistico ma anche antropologico e psicologico. Materie che servono per legare, come un fil rouge, la multiformità delle arti di cui il regista si serve per creare la sua storia. Alle volte ci si scontra con il tratto più difficile, quello della coerenza artistica che ti porta a creare qualcosa di soggettivo, il che devia tanti registi nel raccontare qualcosa semplicemente per il proprio gusto personale. Io invece penso che il legame di incontro-scontro tra coerenza e universalità possa permettere a un regista di creare un’opera che permetta di donare un qualcosa che perduri nel tempo e nello spazio”.
Gianluca Lombardi e i suoi registi di riferimento: Strehler, Viviani e Cappuccio
Quali sono i registi a cui ti sei ispirato per la formazione e per i tuoi lavori in generale?
G.L.: “Rispondere con i nomi di giganti come Stanislavskij, Copeau, Brecht, D’Amico (e potremo continuare con un lungo elenco) potrebbe essere facile ma riduttivo poiché penso che chiunque abbia la vocazione per la regia abbia già nel suo background culturale un legame invisibile ma indissolubile con questi totem.
Penso invece che Giorgio Strelher, Raffale Viviani e Ruggero Cappuccio possano essere i nomi più affini per la risposta a questa domanda.
Sono molto legato al nome di Strelher sia per la formazione che per i miei lavori. Disciplina, universalità e cultura che si propagano nella formazione dei suoi storici allievi e attori ma anche nella multiforme delle regie da lui create che nell’Arlecchino servitore di due padroni creano un legame molto importante con la mia poetica, nonostante il contesto storico e la distanza temporale.
Nelle edizioni del suo Arlecchino ho trovato prima l’ispirazione per una tesi in Storia del Teatro Europeo (argomentando regia e metatestualità dell’edizione dei Carri del 1963) e poi, grazie alla storicizzazione nella regia dell’edizione del 1956 arricchita anche dalle meravigliose scenografie di Frigerio, la scintilla creativa che è servita a realizzare lo spettacolo Senza Titolo, che ha debuttato in anteprima a Formia (Lt) in agosto.

Viviani e l’esortazione a far emergere l’umanità dagli attori
Raffaele Viviani mi lascia invece una frase che sta accompagnando questo mio passaggio alla regia grazie soprattutto all’esperienza maturata nella formazione e nel campo recitativo. Come ricorda Regina Bianchi (in un’intervista di anni fa) il suo incoraggiamento agli attori che per Viviani dovevano mostrare la loro umanità in scena. ‘A vita essere umani’. Ed è proprio quello che cerco nei miei attori: l’umanità.
Osservando e rubando nelle sue creazioni, ho preso ispirazione sicuramente da Ruggero Cappuccio, per la sua poetica saggia e intellettuale che fonda le radici nella cultura e la eleva su più livelli a servizio di una fruizione che permette di permeare all’interno di un argomento e da questi propagare caratteri che dal popolare all’aulico si sublimano nell’opera rappresentata.
In ultimo, doverosamente, sono da citare Fabio d’Avino e Gino Fiore, registi e miei insegnanti in accademia che hanno permesso al Gianluca allievo di mettersi in connessione, oltre che con la recitazione anche con la regia e con la poetica e hanno alimentato la curiosità che ha portato oggi a legarmi con questa arte e a farne il mio mestiere”.
Regia teatrale e cinematografica. L’autorialità del linguaggio per immagini del cinema e la complessità del qui e ora del teatro
Regia teatrale e regia cinematografica, quale preferisci e perché?
Gianluca Lombardi: “A differenza della recitazione, che dal mio punto di vista porta teatro e cinema ad essere due figli di uno stesso padre separati alla nascita e cresciuti secondo strade ed esperienze diverse, scegliere per la regia un’arte preferita è cosa che trovo ancora ardua. Sono mondi e organizzazioni diverse e complesse dove l’autorialità del linguaggio per immagini del cinema si scontra spesso con la teatralizzazione e la complessità di alcuni passaggi che possono trovarsi in uno spettacolo dal vivo.
Ad ora la mia poetica predilige un hic et nunc, il qui e ora che lo spettacolo teatrale e le sue suggestioni del dal vivo mi permettono di raccontare attraverso una storia. Assolutamente non disdegno l’autorialità cinematografica ma ad ora, pur sentendola vicina, penso ci sia bisogno di una esperienza e una maturità ancor più salda e che ritengo fondamentale qualora possa pensare di passare dietro la macchina da presa come autore di un mio film”.
Nella regia, evitare autoreferenzialità e autorità fine a se stessa
I consigli a un attore che sia intenzionato a passare come te dalla recitazione alla regia teatrale o cinematografica. Quali i consigli e quali gli errori da evitare, secondo te?
Gianluca Lombardi: ”Ho insegnato per anni teorie e tecniche di regia e la storia di questa materia tanto sublime quanto giovane e ancora da esplorare. Sempre, come a chiunque voglia lavorare come regista, tendo la mano e dò questo consiglio: guardare gli altri per migliorare, guardare dentro se stessi per raccontare, creare senza limiti. Mai pensare che il regista sia colui che comanda, che è colui che dirige perché è un direttore, né quello che stabilisce ‘questo di qua, quello di là’ perché quello è un arredatore. Il regista è colui che racconta una storia e che deve mettersi in ascolto totale con tutti i reparti, artistici e non, per armonizzare tutti i pezzi di un puzzle che solo se incastonato al meglio, nell’insieme, può raccontare quella storia e generare emozioni multiformi, fruibili per chiunque vorrà portarle con sé e farle sue. Questo di sicuro è il principio fondamentale, almeno nel mio pensiero”.
A che età hai scoperto il teatro e cosa ti ha spinto a diventare attore?
Gianluca Lombardi: “Per me scoprire un’arte come il teatro è stata una cosa che già intrinsecamente mi ha spinto a intraprendere quel cammino. Diciamo che la spinta è arrivata sin da bambino con mio nonno, grande appassionato di opera lirica e di Totò. Fin dai tempi dell’oratorio, quando nelle recite parrocchiali ho capito che sensibilità e timidezza potevano essere elementi di forza, ma dovevano essere gestite controllando la mia emotività in modo giocoso e sano attraverso i personaggi che mi proponevano. Ho incontrato, poi, nelle scuole, tra le altre, un’insegnante di educazione musicale, Pina Prota, che nel suo metodo di insegnamento proponeva un approccio meraviglioso che nella musica impastava (per citare Viviani) l’aspetto teatrale, il movimento scenico, le tecniche base della respirazione e della fonetica oltre che la conoscenza delle arti in generale. Mi ha fatto un grande dono e lo porto sempre con me nella mia valigia d’attore. Con lei è arrivata la possibilità di partecipare al corto Frankenstein Creek che ha sbancato al Festival CiakJunior 2001 vincendo numerosi premi tra cui quello per la migliore interpretazione. Se questa si può chiamare spinta.
Sinceramente però a questa domanda rispondo sempre in un altro modo molto più schietto e forse meno poetico: ‘Da bambino ero molto discolo e ne facevo di cotte e di crude. E per non prendere le punizioni o qualche ceffone da mio padre e mio fratello fingevo malori, pianti o altre assurdità. Il mio vero approccio con la recitazione viene da lì’.
Teatro e cinema in Italia, ancora troppo ancorati al passato e poco disponibili a investire sul nuovo che avanza
Punti di forza e criticità del teatro e del cinema in Italia, oggi, secondo te.
Gianluca Lombardi: “In tutti i Paesi del mondo si loda chi crea e quello che ha creato, che abbia cambiato o no il mondo. L’Italia dimentica molto spesso che è patria dell’arte e che in essa è presente la più grande percentuale dell’arte mondiale. Dimentica che ha donato origini molto importanti sia al teatro che al cinema ed è stata maestra per la crescita di altri Paesi nel mondo, sicuramente in ottima compagnia con Stati come Inghilterra, Francia, Germania, Russia e Stati Uniti. Ricordando questo, potrebbe tornare ad essere il propulsore artistico che nelle creazioni contemporanee latita, scavalcati da assetti culturali di nazioni più giovani che sperimentano e investono nella cultura, nel teatro e nel cinema che guarda al futuro. La vera criticità italiana dal mio punto di vista è questa: la continua ricerca del passato e di quel passato che ormai non c’è più e che dovrebbe essere esperienza, una esperienza che dovrebbe generare la volontà di vivere la ricerca dell’essenza artistica proiettandosi però verso il futuro.
Unire tradizione, freschezza e dinamicità artistica delle nuove leve
L’Italia dovrebbe imparare a dinamizzare questo suo passato e a renderlo elemento concreto di una sana volontà di creare il suo nuovo teatro e il suo nuovo cinema, investendo nelle sue arti e mettendole in grado di alimentarsi al meglio. Due arti che seguano il principio del dono, del donare storie ed emozioni e che guardino all’Italia non come un punto di arrivo ma un punto di partenza. L’Italia presenta ancora grandi eccellenze nel teatro e nel cinema, grandi nomi (ci ha lasciato da poco un grande come Roberto Herlitzka) uniti a giovani realtà che solo insieme, unendo tradizione, competenza e una ventata di freschezza e dinamicità artistica, possono creare prodotti artistici sempre migliori, universali e che siano ricchi di quell’elemento di curiosità che invogli il mondo a riprendere l’industria artistica italiana come punto di riferimento nel mondo”.
