Gorkij nasceva il 28 marzo 1868. È considerato il drammaturgo e scrittore, padre del realismo socialista
In occasione dell’anniversario della nascita, a Nižnyj Novgorod, il 28 marzo 1868, di Maksim Gorkij, pseudonimo di Aleksej Maksimovič Peškov, ricordiamo con questo profilo biografico lo scrittore e drammaturgo russo.
Di origini proletarie e rimasto orfano di padre in età precoce, si avvicina alla letteratura con la pubblicazione di Očerki i rasskazy (Schizzi e racconti) nel 1898, ottenendo un riscontro positivo inaspettato, dopo alcuni tentativi non andati a buon fine.
Gorkij, l’impegno sociale al servizio dell’arte
Disposto a mettere al servizio dell’impegno sociale il suo talento letterario, Gorkij diventa una figura carismatica del movimento operaio in Russia e il simbolo della lotta contro l’oppressione rappresentata dagli zar. Si muove clandestinamente all’interno dei circoli rivoluzionari e facendo propaganda, insegna le dottrine socialiste agli operai e ai contadini. Ciononostante, l’adesione effettiva al partito socialdemocratico per lui avviene solamente nel 1905. La sua credibilità si gioca sulla sua diponibilità a finanziare personalmente la lotta e ad accettare i diversi arresti e le denunce. Pubblica Pesnja o burevestinike (Canto della Procellaria), che annuncia come imminente la rivoluzione in Russia e Meščane (Borghesucci).
La Domenica di sangue e l’incontro con Lenin
La polizia di Nižnyj Novgorod, intanto, prende di mira Gorkij impedendogli, nello stesso periodo, di lasciare il governatorato. Tuttavia, a causa di problemi di salute, riesce, nel 1902, a trasferirsi in Crimea.
A 30 anni viene nominato membro dell’Accademia imperiale delle scienze per poi esserne successivamente escluso, proprio per la sua militanza politica. Quando la rivoluzione annunciata, nel 1905, prende piede con la Domenica di sangue del 22 gennaio, in seguito allo sciopero contro lo zar, la voce di Gorkij e il suo pensiero sono una forza trainante per le folle, guidate nella lotta dalle classi intellettuali progressiste, attive da tempo nel Paese.
Sollecitati dal pope Gapon, gli scioperanti manifestano in segno di solidarietà al licenziamento di 4 operai che si erano iscritti all’Assemblea degli operai russi di fabbrica e d’officina, che Gapon stesso dirige. Tra le richieste più urgenti: la contrattazione diretta con le fabbriche per stabilire il minimo salariale, la giornata lavorativa della durata massima di 8 ore e il divieto di imporre lavoro straordinario senza il consenso del lavoratore, oltre al diritto di sciopero.
Ma il Palazzo d’Inverno rimane ostile e la manifestazione finisce tragicamente con centinaia di morti e feriti. L’altissima adesione, che si stima in oltre 200mila persone, e il sostegno della classe intellettuale, hanno però un forte impatto sull’opinione pubblica europea. Le idee politiche di Gorkij intanto si radicalizzano ancora di più e nel novembre 1905, nel corso di una riunione clandestina dei bolscevichi, conosce Lenin, che da tempo lo segue e lo ammira.

L’esilio e l’arrivo in Italia, il sostegno alle sue idee
L’anno successivo, braccato dalla Polizia, Gorkij fugge in America alla ricerca di nuovi finanziatori per la causa, poi arriva in Italia, dove rimane fino al 1913.
La prima città ad accoglierlo, con giornalisti e membri del partito socialista, è Napoli, che raggiunge insieme a Marija Andreeva e all’amico Nikolaj Evgen’evič Burenin. Nel 1901 Grazia Deledda ha firmato l’introduzione alla raccolta di opere intitolata Dramma del Porto, mentre sulla rivista Nuova Antologia nello stesso anno sono stati pubblicati altri due racconti.
Nel giro di pochi anni la sua opera viene recensita dalla critica letteraria e le sue opere teatrali rappresentate a teatro. È del 1904 la rappresentazione di Mesane (Borghesucci) a Palermo e di Na dne (I bassifondi) a Roma con il titolo L’albergo dei poveri al Teatro Costanzi. Durante il suo esilio in diversi Paesi europei, si raccolgono firme a suo sostegno. In Italia, aderiscono, oltre alla già citata Deledda, anche Edmondo De Amicis, Antonio Fogazzaro, Giacomo Puccini, Benedetto Croce e Luigi Capuana. In tutto il Paese inoltre, ben presto si concretizza una vasta adesione popolare al movimento nato per chiedere allo zar di non perseguitare il drammaturgo socialista a cui aderiscono moltissimi studenti.
Conosce il sindacalista Arturo Labriola, teorico del sindacalismo rivoluzionario. Oltre ad incontrare Labriola, Gor’kij fa la conoscenza, a Capri, nel 1910, del drammaturgo Roberto Bracco, che ritiene un talento sottolvalutato in patria e del quale farà tradurre, una volta tornato in Russia, il dramma intitolato Il piccolo santo. Tra i suoi incontri anche quello con la giornalista Matilde Serao sull’opera I bassifondi di cui Eleonora Duse avrebbe interpretato il ruolo di Vasilisa.
A Capri la scuola del partito e l’ostilità di Lenin. Il romanzo La madre
Nel 1909 a Capri, ospita la Scuola superiore per operai, contrastata da Lenin che teme una deriva dei bolscevichi di sinistra, con i quali Gorkij ha numerosi contatti. Dal 1911, si trasferisce a Villa Pierina, nella parte sud dell’isola. Sempre a Capri, in 7 anni, ultima alcune sue opere fondamentali: Mat’ (La madre), Ispoved’ (Confessione), Gorodok Okurov(La cittadina di Okurov), ,Žizn’ nenužnogo čeloveka (La vita di un uomo inutile), Destvo (Infanzia), Žizn’ Matveja Kožemjakina (La vita di Matvej Kožemjakin) e le opere teatrali Poslednie (Gli ultimi) e Čudaki (I bislacchi).
Assiduo frequentatore di eventi pubblici, a teatro, alla prima di Miseria e nobiltà, lo scrittore conosce nel 1910 l’attore Eduardo Scarpetta. Dell’incontro resta una foto con dedica conservata nell’archivio Gorkij di Mosca. Pare sia presente anche Eduardo De Filippo, suo figlio illegittimo, che allora ha solo 10 anni e lavora già nella sua compagnia.
Nel 1907 Gorkij e M. Andreeva visitano Firenze e Siena. Incontrano lo scrittore Ugo Ojetti e tramite lui, anche Gabriele D’Annunzio, ma l’amicizia si interrompe quando Ojetti aderisce al fascismo. Sempre a Firenze, infine, l’incontro con Eleonora Duse e a Roma, con la scrittrice Sibilla Aleramo, all’epoca compagna del direttore della rivista Nuova Antologia, Giovanni Cena. L’esperienza della scuola del partito termina nel 1909, quando gli studenti ospitati lasciano l’isola per seguire Lenin che a Parigi, in aperta polemica, ne ha aperto un’altra.

Il ritorno in patria dopo l’amnistia, il conflitto con i bolscevichi, il ritorno in Italia
Gorkij rimane per altri tre anni in Italia e ritorna in patria dopo l’amnistia concessa dallo zar nell’anniversario della salita al trono dei Romanov. Lascia di nuovo il Paese nel 1921, ancora una volta per motivi politici. Questa volta è in conflitto con l’opposizione dei bolscevichi al nuovo governo. Viaggia per tre anni in `Europa centrale e arriva in Italia nel 1924, prima a Roma e Napoli, poi a Sorrento, in pieno fascismo.
Si sono svolte da poco le lezioni, Giacomo Matteotti è stato ucciso per aver denunciato brogli elettorali, il clima è teso. Segue l’arresto di Antonio Gramsci e altri rappresentanti del partito comunista nel 1926, mentre Gorkij cerca di mantenere i contatti con i pochi intellettuali non ancora esiliati. Gorkij stesso subisce una perquisizione nella stanza della sua segretaria, dalla polizia fascista, nell’autunno del 1925.
Alla fine di quello stesso anno Gorkij si trasferisce a Posillipo, prendendo alloggio a Villa Gallotti, per poi tornare di nuovo a Sorrento. Dai documenti di polizia relativi al periodo dal 1927 al 1932 risulta che lo scrittore e i suoi familiari siano strettamente controllati dalla polizia fascista, che sequestra corrispondenza, libri e giornali, inviati dalla Russia.
Stalin e l’avvicinamento al governo sovietico
Ma tornando al suo dissidio con i bolscevichi e al suo avvicinamento al governo sovietico, quali sono stati i motivi?
Pare che in questo riavvicinamento sia stato determinante l’influenza di Stalin, col quale l’artista ha avuto un legame controverso.
Sta di fatto che nel 1927 e negli anni a seguire, l’ambasciatore in Italia, Kamenev, invita più volte Gorkij a tornare nel suo Paese. Lo scrittore accetta e torna due volte, nel 1928 e 1929, convincendosi infine a dover rientrare per dare il suo contributo al nuovo Stato socialista nel 1933.
Muore 3 anni dopo, a Mosca, ufficialmente per una polmonite, anche se le cause rimangono tuttora non chiarite ed è stata ventilata anche l’ipotesi di un avvelenamento da parte dallo stesso Stalin.
Il teatro di Gorkij: I bassifondi, diretto da Stanislavskij, e Borghesucci
Diamo ora uno sguardo ad alcune tra le sue opere teatrali più importanti, partendo da I Bassifondi, conosciuta anche come L’albergo dei poveri.
Scritta tra il 1901 e il 1902 racconta la vita di un gruppo di persone in un dormitorio: ladri, prostitute e poveri in perenne conflitto tra loro e con il mondo per via delle difficoltà ad affrancarsi dalla loro condizione.
La rappresentazione all’inizio viene proibita nella Russia zarista, ma il debutto avviene comunque e in grande stile: è al Teatro d’Arte di Mosca nel 1902 diretto da Konstantin Stanislavskij e Vladimir Nemirovic-Dancenko che intuiscono il messaggio e la portata dirompente dell’opera di Gorky e in cui Stanislavskij è anche interprete nel ruolo di Satin.
Tra le altre opere teatrali ricordate, anche Piccoli borghesi (nell’originale russo: Meščane, tradotto in italiano anche come Borghesucci ): è la prima opera teatrale di Gor’kij, pubblicata nel 1901 e rappresentata per la prima volta nel 1902, anche questa al Teatro d’Arte di Mosca.
Protagonista la piccola borghesia russa ormai in declino, chiusa nella propria grettezza e incapace di aprirsi alle novità del nuovo secolo, sulla scia del conflitto generazionale e dell’attaccamento al profitto inteso come valore fondante dell’esistere.
Il romanzo La madre e il dramma di Bertolt Brecht
Ma una delle opere più popolari è sicuramente il romanzo La madre, pubblicato nel 1907 in esilio a Berlino e ispirato alla Rivoluzione Russa del 1905.
La madre è Pelageja Nilvona Vlasova, vedova di un fabbro alcolista che si vota alla causa rivoluzionaria del figlio Pavel, socialista. La loro casa ospita riunioni clandestine di attivisti e quel contatto costante col pensiero sovversivo che intende abbattere le ingiustizie sociali piano piano la convince ad aderire attivamente alla lotta, a rischio della sua stessa vita. Al romanzo è ispirato il dramma omonimo di Bertolt Brecht del 1932.
Terminiamo con una frase di Gorkij: “La scienza è l’intelligenza del mondo, l’arte il suo cuore”.
