Il profilo del drammaturgo, autore di Boris Godunov, nell’anniversario della nascita
Nasce a Mosca il 6 giugno 1799 Aleksandr Sergeevič Puskin, romanziere, poeta e drammaturgo russo, considerato il fondatore della letteratura russa moderna ed esponente del
Romanticismo, benché convinto seguace delle teorie illuministe che tuttavia gli attirano le antipatie degli ambienti filozaristi.
Un’esistenza breve e intensa, una morte violenta, una profonda passione per la lingua, capace di ispirare artisti e compositori.
L’infanzia e l’adolescenza. Primi contatti con l’Illuminismo
Fin dall’infanzia Puskin, che proviene da una famiglia nobile di origini africane da parte del bisnonno e che tuttavia vive in ristrettezze economiche per via dell’avarizia del padre, entra in contatto con un ambiente stimolante e mostra un interesse precoce verso la letteratura.
Lo zio materno, Vasilij, frequenta un circolo letterario d’avanguardia chiamato Arzamas e tra gli intellettuali che frequentano la sua casa, c’è Nikolaj Karamzin, uno dei sostenitori del rinnovamento linguistico e letterario della letteratura russa. Grazie alla biblioteca del padre entra in contatto con le opere di Racine, Molière, Rousseau, Montesquieu e Voltaire. Frequenta il Liceo imperiale di Carskoe Selo, fondato dallo zar Alessandro I. Nel 1814 inizia a scrivere poesie e in poco tempo è già in grado di competere con autori famosi quali Žukovskij e Batjuškov.
L’esilio, il ritorno e la produzione letteraria
Terminati gli studi inizia a lavorare come funzionario del Ministero degli Esteri e a frequentare i salotti di San Pietroburgo dove manifesta le sue idee liberali e progressiste. Ispirato a questi principi, Puskin scrive poesie che gli causano il sospetto di idee sovversive. Viene perciò costretto a lasciare San Pietroburgo per la Russia meridionale dal 1820 al 1826.
È in questo periodo che inizia a comporre alcune delle sue opere più conosciute. Il periodo più intenso è però quello in cui fa ritorno a San Pietroburgo e sposa nel 1831, Natal’ja Nikolaevna Gončarova, dalla quale ha quattro figli. Nello stesso periodo conosce Gogol e pubblica nel 1833 Evgenij Onegin (con un capitolo censurato) e nel 1834 La dama di picche; nel 1835 l’antologia Poemi e racconti.
La morte in duello
Puskin muore il 10 febbraio 1837 per le ferite riportate in un duello, due giorni prima, a San Pietroburgo, contro il barone Georges d’Anthès, sfidato per difendere la reputazione della moglie. Gli era infatti stata consegnata una lettera anonima in cui si insinuava che avesse una relazione con la consorte.

Il teatro e le innovazioni introdotte
Per il teatro è Boris Godunov, opera lirica del 1825, il suo lavoro più conosciuto. Basato sul dramma omonimo scritto da Puskin e su Storia dello Stato Russo di Nikolaj Michijlovič, è stata composta prediligendo lo stile musicale popolare rispetto alla scuola operistica italiana e tedesca, esercitando una profonda influenza sulla musica europea di parte del Novecento. Il personaggio principale del dramma, di carattere storico, il tormentato zar salito al potere dopo un omicidio politico, è ispirato all’Amleto di Shakespeare ed è ambientato nel XVII secolo.
Altre opere teatrali sono Le Piccole Tragedie, pubblicate del 1830, quattro atti unici dedicati ad altrettanti vizi capitali umani: Il cavaliere avaro (sull’avarizia), Mozart e Salieri (sull’invidia), il Convitato di pietra che rielabora il mito del Don Giovanni per trattare il tema della lussuria e infine Il banchetto durante la peste (sull’empietà).
Del 1832 Rusalka, dramma a cui Puskin lavora tra il 1826 e il 1832, lasciandolo però incompiuto. Il musicista Dargomyžskij, scrivendone il libretto, si attiene all’originale completandolo con un finale di propria invenzione. Una fiaba noir, che racconta la storia d’amore tra la figlia di un mugnaio e un principe e della morte delle ragazza quando viene abbandonata per un’altra. Annegando però si trasforma in una ninfa delle acque, una Rusalka della mitologia slava.

I testi trasformati in opere liriche
Molti testi dei racconti e dei romanzi e delle opere teatrali di Puskin sono stati ripresi da compositori russi e trasformati in opere liriche: oltre a Boris Godunov che nel 1874 viene musicata da Modest Musorgskij, anche Il convitato di pietra viene ripreso nel 1869 da Aleksandr Dargomyžskij. Mozart e Salieri ha ispirato l’opera di Nikolaj Rimskij-Korsakov. Il racconto La dama di picche del 1834, e il romanzo in versi Evgenij Onegin scritto tra il 1823 e il 1831 vengono riprese da Pëtr Il’ič Čajkovskij, il primo nel 1890 e il secondo nel 1879.
Čajkovskij e Puskin
La dama di picche racconta dell’ossessione per il gioco d’azzardo di Herman, uomo di origini tedesche a cui un amico racconta che una anziana contessa, Anna Fedotovna, in passato, pur avendo perso una fortuna al tavolo da gioco, è riuscita a recuperarla puntando su tre carte segrete che le rivela il conte di Saint-Germain. L’uomo decide quindi di carpire il segreto seducendo la dama di compagnia della nobildonna, Liza, per poi introdursi di nascosto nella sua camera, a notte fonda. Minacciandola con la pistola, le ordina di rivelare quale siano le tre carte, ma la donna muore. In seguito però l’anziana gli appare in sogno rivelandogli di puntare tutto su tre, sette e asso. Herman raggiunge quindi una sala da gioco e punta tutto sulle prime due carte vincendo cifre altissime. All’ultima mano punta tutto sull’asso, per poi rendersi conto di avere invece in mano la donna di picche. Perde tutto e sopraffatto, impazzisce.
Tra l’opera di Puskin e quella di Čajkovskij ci sono tutta via alcune differenze sul personaggio di Herman che nel primo autore è un opportunista calcolatore, mentre nel secondo si innamora davvero di Liza e finisce suicida.
Evgenij Onegin
Il romanzo in versi Evgenij Onegin ha invece perprotagonista un nobile di Pietroburgo, che per noia si trasferisce in campagna e stringe amicizia con il poeta Lenskij e conosce due sorelle, Olga e Tatiana Larin. Tatiana, la più profonda delle due, si innamora di lui e glielo confessa, ma lui la respinge. In seguito, il cinico ragazzo decide di corteggiare la sorella Olga ad una festa. Di lei però è innamorato Lenskij che vedendoli si ingelosisce e sfida l’amico a duello. È quest’ultimo però ad avere la peggio e Onegin inizia a provare rimorso per le sofferenze causate e decide di andarsene. Anni dopo reincontra Tatiana, che nel frattempo si è sposata e vive a Pietroburgo. Si innamora di lei e la corteggia ma questa volta è lui ad essere respinto.
Da Čajkovskij viene rappresentata per la prima volta il 29 marzo 1879 al Maly Theatre di Mosca.
La figlia del capitano
Altro romanzo da ricordare è La figlia del capitano, di carattere storico, pubblicato nel 1836. Ancora un giovane nobile come protagonista, Pëtr Grinëv. Destinato dalla carriera militare, viene inviato dal padre in una lontana guarnigione nella steppa dove infuriano le rivolte. Qui però si innamora della figlia del capitano della quale è già innamorato un altro ufficiale, Švabrin, che in seguito si unisce ai rivoltosi e rapisce la ragazza. Pëtr riesce a liberarla ma viene poi arrestato dalle truppe regolari russe che lo accusano ingiustamente di essere un complice dei ribelli. La figlia del capitano, allora, raggiunge San Pietroburgo per implorare pietà all’imperatrice Caterina II, riuscendo a scagionare l’ufficiale raccontando tutta la verità.
Un artista versatile e innovatore
Nonostante la morte prematura, Aleksandr Puskin ha prodotto moltissimo, spaziando dalla poesia al romanzo all’opera teatrale e passando da una iniziale fase influenzata dal Romanticismo al Realismo.
Ha descritto personaggi storici con acume psicologico e ha attinto dalla letteratura classica e contemporanea, sia russa che straniera, per indagare la realtà nella sua essenza. Ha saputo recepire le suggestioni del Romanticismo rimanendo però fedele ai principi illuministici. Nella scrittura ha saputo stravolgere lo stile accademico e artificioso del passato, riuscendo ad unire il linguaggio colloquiale della gente comune con quello raffinato della poesia, mantenendo sempre equilibrio.
Avendo ispirato con i suoi testi le opere di tanti compositori, in particolare di Čajkovskij che definisce “scene liriche” il romanzo in versi Evgenij Onegin, terminiamo con una citazione del drammaturgo che celebra la bellezza della musica:
“Tra i piaceri della vita, solo all’amore la musica è seconda. Ma l’amore stesso è musica”.
