Attore di culto, membro tra i più importanti della romanità cinematografica, Alberto Sordi è il protagonista di quest’articolo.
Cosa scrivere su di lui? Cosa dire su un interprete che è stato un discreto doppiatore ma soprattutto la personificazione dell’italiano medio caciarone, amante del cibo e della pigrizia? Questo articolo, ormai voi lettori sarete abituati, si svilupperà attraverso varie fasi ma diciamo da subito che qualcosa dovremo semplificarla o ometterla perché la carriera di quest’uomo è stata lunghissima.
Alberto Sordi, interprete di film e icona dell’italiano medio
Interprete di 157 film, Alberto Sordi è stato anche regista e a differenza dei suoi colleghi come Ugo Tognazzi, gli è stato riconosciuto anche un talento nel descrivere alcuni ambienti. Uno dei film diretti dall’attore più ricordati, è certamente Il Tassinaro dove il comico romano incontra l’umanità di Roma in tantissimi personaggi, da quelli famosi come Andreotti o Fellini, a persone sconosciute. La pellicola è un’ulteriore conferma dell’immagine di Alberto Sordi, come ben descrive il critico cinematografico Giovanni Grazzini in Cinema 83:
In tutto fedele all’immagine tradizionale del Sordi benpensante, pio e cuorcontento, che sa prendersi in giro con cautela e mettere a frutto l’amicizia dei potenti, Alberto Sordi è ancora una volta di una spontaneità ammirevole nel far coincidere il protagonista con l’interprete.
Protagonista anche di varietà, programmi televisivi, Alberto Sordi ha vissuto fino a 82 anni ed è stato attivo fino all’ultimo respiro, non tanto come attore ma soprattutto come personalità pubblica.

Prima d’iniziare a raccontare i suoi esordi è doveroso ricordare che nel 2000 il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, gli cedette la fascia tricolore nominandolo sindaco onorario per un giorno, un privilegio mai ottenuto da altri colleghi.
Se infatti mangiate in un ristorante romano e vi guardate attorno è molto probabile che vi ritroviate la foto dell’attore romano. Per i romani Alberto Sordi è un vero e proprio mito che continua a influenzare tutta la generazione di attori, e non solo nell’ambiente della capitale.
Chi scrive quest’articolo però non è della città eterna, perciò difficilmente leggerete elogi smielati; tuttavia, è impossibile non affermare che sia stato uno degli italiani della seconda metà del Novecento più rappresentativi di un certo tipo d’italianità.
Il canto, il doppiaggio e le prime esperienze nei film
Figlio di un musicista importante, membro dell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma e di un’insegnante delle elementari, Alberto Sordi nacque ovviamente a Roma e fin da piccolo manifestò una certa predisposizione artistica. Iniziò infatti nella sua scuola elementare ad esibirsi in piccole recite e fu persino un membro delle voci bianche nel coro della Cappella Sistina.
Portato per quest’arte, studiò anche canto lirico. Classe 1920, Alberto Sordi è una di quelle personalità che ha vissuto il periodo fascista in tutta la sua ferocia e il consenso popolare. Va espresso in quest’articolo che Sordi non abbia mai vissuto l’orrore di quel ventennio, quanto in realtà proprio il successo di massa del progetto politico. In un’intervista al Corriere della Sera nel 1991, rispondendo a una domanda della giornalista Giovanna Grassi affermò:
“Oggi si parla di interclassismo e poi il razzismo dilaga dal Nord al Sud. Noi ragazzi, i balilla, vestivamo in divisa ed eravamo tutti uguali, senza differenze di classe. E io col fascismo ho fatto sport e divertimento e ho visto il teatro dei burattini e nelle palestre in borgata non c’erano le siringhe per terra. La misura d’uomo era diversa persino nel modo di costruire le borgate con la piazza al centro come in un paese.
[…] Durante il fascismo ho imparato […] l’educazione e a stare in silenzio se mio padre […] doveva dormire il pomeriggio. Anche noi balilla conoscevamo per tante cose la parola “dissentire”, ma essere di parere diverso oggi vuol dire alzare i tacchi da una trasmissione dove si è accettato d’andare. Libertà e disordine oggi vanno sottobraccio. I problemi crescono. Una volta i problemi si risolvevano o, almeno, c’era qualcuno che provava a risolverli. Sì, c’era anche l’orgoglio di essere italiani”
Detto ciò, Alberto Sordi in tarda adolescenza comincia come doppiatore e presta la voce a Oliver Hardy, Olio del famoso duo comico americano. Parallelamente inizia come attore nel mondo del cinema a 17 anni come comparsa. La prima opera alla quale prende parte è Scipione l’Africano di Carmine Gallone (1937) seguita immediatamente da una nuova esperienza, sempre come comparsa, nel film Il feroce Saladino di Mario Bonnard.
Dopo queste prime esperienze, arrivano i ruoli d’attore, grazie ai quali si fa le ossa e si fa conoscere come interprete dagli addetti ai lavori lavorando incessantemente.
Alberto Sordi e i film del successo nazional popolare
Dopo gli anni 40, Alberto Sordi è già un attore molto navigato. Il primo ruolo davvero importante arriverà per 1952 con il film d’esordio di Fellini Lo Sceicco Bianco, che gli diede un’investitura nazionale notevole interpretando un personaggio non molto diverso da quelli a cui siamo abituati.
Successivamente sempre per lo stesso regista era uno dei protagonisti de I Vitelloni, ruolo che un po’ riassume anche l’estro dell’attore romano.
Se però pensiamo ad Alberto Sordi c’è tra i 157 film da lui interpretati un’immagine, un’inquadratura che è passata alla storia. Stiamo parlando ovviamente di Un Americano a Roma, pellicola diretta da Steno che ha conquistato con il passare del tempo davvero tutto il mondo, con la celebre scena degli spaghetti, o meglio maccheroni. Proprio grazie a questo film, Alberto Sordi diventa per tutto il mondo, il Simbolo dell’italianità legata al cibo. E ancora oggi può dirsi il protagonista di quell’abitudine un po’ vera un po’ falsa della nostra passione verso la pasta. Quel che è certo, è che in questo periodo diventa uno degli attori italiani più amati degli anni 50 e non solo!
Premiato con diversi premi tra cui un Golden Globe, diciotto David di Donatello, il Leone D’oro alla carriera nel 1995 e moltissimo altro, Sordi forse non avrà lo status di uno dei migliori attori della storia del cinema come lo ha avuto il grande Marcello Mastroianni; tuttavia, come il protagonista de La Dolce Vita è anch’egli la personificazione di un modello d’italianità: quella più caciarona o come direbbe lui “De Core”.
