In questa rubrica abbiamo potuto osservare come tanti grandi attori del passato, che sono diventate importanti personalità del cinema italiano, hanno iniziato con il teatro. Da Vittorio De Sica a Marcello Mastroianni, questi giganti del Novecento sono stati immediatamente attratti da questo preciso spazio artistico per poi parallelamente sviluppare una carriera cinematografica. I motivi di questo fenomeno sono sicuramente tanti, tuttavia tutti noi appassionati ringraziamo questa duplice attività perché altrimenti non avremmo mai potuto godere di alcuni artisti immensi. Quest’oggi parliamo proprio di uno di questi, una personalità che appare spesso nei testi di cinema italiano perché nella sua carriera ha recitato in diversi capolavori. Avrete letto tutti il titolo, oggi parliamo di Gian Maria Volonté.
Rispetto ad altri suoi colleghi coetanei, è meno celebrato. Il suo percorso attoriale è infatti legato a film che non hanno mai riscontrato una popolarità mondiale rispetto, ad esempio, alle opere di Fellini. La ragione è presto detta: è un attore che ha prestato, la sua faccia, il suo corpo, le sue doti, specialmente a un tipo di cinema sociale che raccontava molto da vicino alcune questioni italiane. All’estero, probabilmente, il film più famoso di Gian Maria Volonté è stato Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, premiato con un premio Oscar al miglior film straniero e con il Grand Prix del Festival di Cannes.
L’infanzia e la famiglia
Classe 1933, nasce a Milano in un contesto veramente particolare soprattutto se pensiamo all’ideologia che lui avrebbe sposato da adulto. La madre Carolina era una casalinga di origine lombarda, il padre, invece, era membro del Partito Fascista e si macchiò di crimini molto violenti. Quando fu incarcerato nel 1944/1945, la stampa di Torino lo definì come un feroce criminale e rastrellatore, un losco figuro. A causa di questa parentela, preferì trasferirsi in Francia dove visse di piccoli espedienti.

Gli esordi tra teatro e film
Quando tornò in Italia decise di voler imparare a fare l’attore, frequentò a Torino lo Studio Drammatico Internazionale I Nomadi, di Edoardo Maltese e diventò ben presto protagonista di numerose pièce teatrali. Successivamente, nel 1954, si trasferì a Roma dove frequentò per tre anni l’Accademia D’Arte Drammatica.
Il suo debutto cinematografico non è davvero nulla di ché. Lo citiamo solo per cronaca storica. Nel 1960 esce Sotto Dieci Bandiere, film di guerra diretto da Duilio Coletti. I film memorabili di Volonté però non tardarono ad arrivare perché pochi anni dopo, nel 1964 uscirà un film diventato di culto, soprattutto in America. Parliamo di Per un Pugno di Dollari. Come dicevo poc’anzi, Gian Maria Volonté non è particolarmente famoso perché ha quasi sempre fatto un cinema di natura sociale. Il Capolavoro di Sergio Leone certamente non lo è e difatti rappresenta un’eccezione nella filmografia dell’attore in analisi. Nelle prossime righe parleremo invece proprio della sua collaborazione più importante con un regista altrettanto importante, soprattutto in Italia: Elio Petri.
Tra Politica e Film
Negli anni 60 e 70 quando i partiti di maggior rilievo erano la democrazia cristiana e il partito comunista, era abbastanza facile collocare un attore o un’attrice. Certo ci sono stati attori o attrici che avevano simpatie mentre alcuni era dichiaratamente di un certo profilo, erano persino iscritti a una fazione. Volonté era proprio uno di questi. Iscritto al partito comunista fino al 1977, ha avuto anche un ruolo in politica ma si è subito ritirato perché l’amministrazione del potere e tutto ciò che gli ruotava attorno non era affar suo. Anche dopo il ritiro dal partito comunista ha avuto altri contatti con altre fazioni spiccatamente di sinistra.
Come detto, faceva politica attraverso i film. E in questo senso, La Classe Operaia va in paradiso, Todo Modo, il già citato Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, sono i più grandi lasciti dell’attore milanese. In verità, ci sarebbero tanti altri i film da citare, visto che ha lavorato con i fratelli Taviani, Francesco Rosi, Marco Bellocchio e persino con Jean Luc Godard. Ma i sopracitati film di Volonté sono un ottimo punto di vista per capire la personalità e il tipo di recitazione dell’attore.

Dal punto di vista recitativo ha una spiccata impronta teatrale, tuttavia i tantissimi film in carriera gli hanno permesso anche di maturare una certa consapevolezza del mezzo cinematografico. Come scrive Alice Oliveri sulla testata The Vision:
“I famosi mattatori della commedia all’italiana, Tognazzi, Sordi, Mastroianni, Gassman, Manfredi, le donne come Vitti, Loren, Melato; difficile fare una classifica, dal momento che ciascuno di questi artisti potrebbe essere considerato il migliore per ragioni diverse. C’è un attore italiano, però, che negli stessi anni ha scelto una strada diversa dalla maggior parte dei suoi colleghi, utilizzando ogni film in cui ha recitato non solo come forma di espressione artistica ma come vera e propria missione politica e sociale: Gian Maria Volonté. In questo senso, Volonté ha trasformato la sua carriera in un manifesto politico, diventando non solo un volto del nostro cinema ma anche dell’Italia della contestazione. E in questo, possiamo essere tutti d’accordo, è stato senza dubbio il migliore”.
Il grande attore milanese muore nel 1994 a soli 61 anni. Noi lo ricorderemo sempre per aver fatto del suo percorso attoriale, come scrive Alice Oliveri, un manifesto politico dal quale, aggiungo io, tutti gli artisti di ogni ambito dovrebbero imparare.
