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Vittorio De Sica e il suo film capolavoro Ladri di biciclette

Indice dell'articolo

Vittorio De Sica è considerato uno dei registi più importanti della storia del cinema italiano e non solo, nonostante non abbia spaziato tra tanti generi. È considerato uno dei padri del neorealismo insieme a Rossellini. Di lui potremmo scrivere per ore, c’è ad esempio una biografia lunghissima sull’enciclopedia Treccani che non risparmia nessun dettaglio sulla sua vita professionale e privata.

Certamente in quest’articolo noi non potremmo essere molto specifici ma cercheremo di comprendere perché studiare la storia e soprattutto i film di Vittorio De Sica significa accorgersi di quanto il cinema italiano fosse capace d’innovare, di essere in insieme a quello francese e quello americano uno dei più importanti al mondo.

Prima d’iniziare è doveroso fare una premessa. Perché è ancora studiato oggi Vittorio De Sica, un uomo nato nel 1901 pensate un po’, più di 100 anni fa? Risponderò sinteticamente alla domanda.

Il neorealismo fu una corrente cinematografica unica nel suo genere che ne ispirò molte altre e che riflette su questioni sociali. La particolarità unica di quel cinema è far raccontare la storia ai volti, a pseudo attori, a gente autentica, quella che aveva vissuto il dramma per davvero. C’era la finzione del soggetto e la verità dei corpi, delle vite. Il secondo motivo, oltre a un fattore storico (De Sica vinse ben quattro premi Oscar) risiede nella riscoperta di quel cinema da parte di altri autori. Un esempio su tutti: la sequenza delle biciclette volanti in E.T di Spielberg è figlia di Miracolo a Milano di Vittorio De Sica. Lo confermò il cineasta americano stesso quando glielo chiesero.

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filmografia
Miracolo a Milano: la scena che Spielberg omaggia nel suo E.T.

Questi sono i motivi storici per cui studiare ancora questo grande regista, tutte le altre ragioni appartengono alla sfera emotivo-personale di ognuno di noi. Ladri di Biciclette (1948) è ancora oggi un manifesto potentissimo del dopoguerra e di temi che universalmente ci sono vicini ancora oggi. 

Gli esordi tra teatro e film

Vittorio De Sica nacque a Sora (Frosinone) nel 1901 in una famiglia modesta. Il padre, Umberto, era un assicuratore napoletano e la madre Teresa, una casalinga. Dopo essersi diplomato in Ragioneria incominciò a recitare in teatro ed esordì al cinema prestissimo. Il suo debutto come attore è Il processo Clémenceau, pellicola di Alfredo De Antoni del 1917. Di visione comunista, come confermò suo figlio Christian nella trasmissione televisiva Le Invasioni Barbariche, De Sica crebbe avendo notevoli vizi tra cui il gioco e un notevole atteggiamento fedifrago verso le sue diverse mogli in differenti periodi della sua vita. Come attore interpretò tantissimi film fin da giovane, mentre come regista il suo esordio avvenne alla soglia dei quarant’anni con il film Maddalena… zero in condotta (1940). 

Come cineasta e attore, proprio grazie alle sue esperienze compiute fin dall’adolescenza, negli anni Quaranta era già un uomo di cinema dalla consapevolezza del mezzo davvero notevole. Il suo primo film memorabile che vinse appunto l’Oscar al miglior film straniero fu Sciuscià. Del suo più grande, forse, lungometraggio realizzato, parliamo nel prossimo paragrafo. 

Vittorio De Sica e Ladri di biciclette

vittorio de sica
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Una scena da “Ladri di biciclette”

Ancora oggi questo grande regista italiano è ricordato soprattutto per la sua fase neorealista della quale ricordiamo il già nominato Sciuscià, quindi Ladri di Biciclette, Umberto D. e Il Tetto. In questa breve filmografia come tema trattato potremmo anche inserire il film La Ciociara con Sophia Loren, tuttavia quest’ultimo è stato realizzato nel 1960, in un periodo perciò fuori dal dopoguerra e con dinamiche produttivo-realizzative lontane dalla corrente neorealista.

Come promesso, del filone neorealista prendiamo in analisi Ladri di Biciclette. Sono tantissime le riflessioni di questo film, capolavoro assoluto , e la mia non farebbe alcuna differenza… Tuttavia è interessante conoscere il parere dello stesso regista su questo film. Sul sito de Il Cinema Ritrovato a cura della Cineteca di Bologna, la più importante in Italia e non solo, possiamo consultare un documento del 1948 di cui segue la bibliografia:

Vittorio De Sica, Abbiamo domandato a De Sica perché fa un film da Ladri di biciclette, “La fiera letteraria”, 6 febbraio 1948. 

“Perché faccio questo film? Ecco. Dopo Sciuscià, ho avuto per le mani trenta o quaranta copioni, se volete uno più bello dell’altro, pieni di fatti, di circostanze fortissime. Ma io cercavo una vicenda meno straordinaria, nell’apparenza, una vicende di quelle che accadono a tutti, e specialmente ai poveri, e che nessun giornale si degna di ospitare. […]

Il mio scopo è di rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso nella piccola cronaca, anzi nella piccolissima cronaca, considerata dai più come materia consunta.
Che cos’è infatti il furto di una bicicletta, tutt’altro che nuova e fiammante, per giunta? A Roma ne rubano ogni giorno un bel numero e nessuno se ne occupa, giacché nel bilancio del dare e avere di una città chi volete che si occupi di una bicicletta? Eppure per molti, che non possiedono altro, che ci vanno al lavoro, che la tengono come l’unico sostegno nel vortice della vita cittadina, la perdita della bicicletta è un avvenimento importante, tragico, catastrofico.

Perché pescare avventure straordinarie quando ciò che passa sotto i nostri occhi e che succede ai più sprovveduti di noi è così pieno di una reale angoscia? La letteratura ha scoperto da tempo questa dimensione moderna che puntualizza le minime cose, gli stati d’animo considerati troppo comuni. Il cinema ha nella macchina da presa il mezzo più adatto per captarla”. 

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il grande regista sul set

La filmografia di Vittorio De Sica dopo la fase neorealista

In seguito alla fase neorealista ci sono stati film altalenanti e non particolarmente riusciti. Ma la filmografia di questo grande regista era ancora in grado di regalarci alcuni film capolavoro. Tra i migliori dell’ultima fase possiamo infatti citare Ieri, Oggi e Domani e Matrimonio all’italiana magistralmente interpretati dalla già citata Loren e dal grande Marcello Mastroianni.

Questi film, oltre ad essere interessanti e davvero ben riuscite, sono importanti per comprendere quale potesse essere l’idea di un uomo del 1901 sulla società degli anni 60. Come al solito ci sarebbe tantissimo altro da discutere ma non c’è spazio. Per chi volesse approfondire la sua figura consiglio la biografia redatta dall’enciclopedia Treccani. Noi e la critica cinematografica lo ricordiamo come una delle figure più importanti di quest’arte senza alcuna ombra di dubbio. 

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