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Dentro la Silvio d’Amico: ammissioni, talento e formazione dell’attore

Indice dell'articolo

Il reportage “Dentro le grandi accademie di recitazione” ha avuto inizio con l’Accademia Internazionale di Teatro e l’Accademia d’Arte Drammatica Cassiopea. È proseguito con la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi ed ora approda ad una delle accademie di recitazione più di rilievo d’Italia: l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.

Ho intervistato il direttore, la professoressa Daniela Bortignoni, che mi ha illustrato che cosa viene osservato durante le prove di ammissione, come cambia un allievo durante il percorso e quale idea di mestiere accompagna la formazione degli attori e delle attrici.

Puoi trovare l’intervista completa sul Canale YouTube di Teatro per Tutti e su Spotify.

L’Accademia Silvio D’Amico: i punti principali dell’intervista

Nel corso della nostra conversazione, la professoressa Daniela Bortignoni ha toccato molti aspetti della Silvio D’Amico, un‘istituzione AFAM che forma attori e registi e che rilascia diplomi accademici di primo e secondo livello.

In questo articolo tuttavia, vorrei riportare i punti più importanti, della nostra intervista perché sono convinta che siano molto utili a tutti coloro che stanno pensando seriamente di intraprendere un percorso di alta formazione teatrale.

accademia nazionale d'arte drammatica silvio d'amico
La prfoessoressa Daniela Bortignoni, direttore dell’ Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio D’amico

Silvio D’Amico: ammissioni e talento

La Professoressa Daniela Bortignoni alla mia domanda “cosa cercate nei candidati durante le ammissioni?” ha risposto in modo semplice e conciso: il talento.

Ha poi usato una metafora molto efficace: “cerchiamo quel legno giusto per fare quella seggiola.”

Molto spesso si parla di talento in modo astratto, senza tradurlo in capacità e qualità reali. La professoressa Bortignoni invece mi ha dato una definizione concreta. Mi ha spiegato cosa lei e gli insegnanti dell’Accademia nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico cercano in un candidato.

Ed è stata decisamente chiara. Il talento ha a che fare con la capacità di comunicare, di attirare l’attenzione su di sè – il carisma – , di gestire lo spazio e il rapporto con l’altro che è in scena con te.

Ma riguarda anche la capacità di adesione a ciò che si recita, di sentire e provare davvero delle emozioni in scena e riuscire a comunicarle allo spettatore.

Avere talento non significa semplicemente “essere bravi” ma avere qualità scenica, comunicativa e relazionale.

Sono questi gli aspetti che fanno dire alla commissione d’esame della Silvio D’Amico “questa persona ha talento”.

L’errore più frequente all’ammissione, secondo il direttore Bortignoni

La Professoressa Bortignoni ha aggiunto che, purtroppo, non sempre queste capacità sono visibili durante l’esame di ammissione a causa di un errore che molto spesso commettono gli aspiranti allievi.

Molti ragazzi e ragazze, durante le ammissioni, tendono a ipercostruire la scena che interpretano. I candidati spesso pensano che in quei pochi minuti di esame debbano far vedere che sanno davvero recitare, che sanno fare tutto. Che debbano dimostrare di essere già pronti.

Ma questa tendenza a costruire troppo l’interpretazione rischia di produrre l’effetto opposto: invece di mostrare davvero chi si ha davanti, crea una sorta di maschera che finisce per nascondere proprio quel “legno giusto per fare quella seggiola”.

Un errore che anche il docente Sebastiano Valentini dell’Accademia Internazionale di teatro e i direttori Tenerezza Fattore (Accademia Cassiopea) e Marco Plini (Scuola Civica Paolo Grassi) hanno visto fare frequentemente da parte degli aspiranti allievi.

Un errore di ingenuità e inesperienza, senza dubbio, ma importante e da tenere presente quando ci si prepara a un’audizione. Il desiderio di dimostrare tutto, paradossalmente, può impedire alla commissione di vedere ciò che davvero sapete fare.

Come prepararsi alle selezioni della Silvio D’Amico

Successivamente ho quindi chiesto al direttore Bortignoni come un aspirante allievo o allieva debba prepararsi per l’esame di ammissione.

La risposta è stata semplice.

Il consiglio del direttore è portare il pezzo che piaccia davvero e che, soprattutto, possa permettere al candidato di tirare fuoi il talento: quel “legno” che la commissione cerca durante l’udizione.

Una risposta soprendentemente simile a quella che mi aveva dato anche il direttore Marco Plini della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, che aveva parlato di “legame” col testo da interpretare.

A netto dell’ansia da prestazione che può giocare brutti scherzi, l’atteggiamento giusto per affrontare un audizione presso un’accademia di alta formazione teatrale sembra essere proprio questo: scegliere un materiale che ci appartenga e che ci permetta di mostrarci davvero.

E qui mi tornano in mente anche le parole di Tenerezza Fattore :“Il tempo della scuola deve essere il tempo della scuola”. Soprattutto in sede d’esame, infatti, è importante ricordare che le scuole e le accademie di alta formazione teatrale cercano persone desiderose di imparare, non attori e attrici già formati.

La vita quotidiana dentro l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico

La conversazione con il direttore Daniela Bortignoni si è poi spostata sulla vita quotidiana dentro l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. In modo scherzoso mi ha detto che gli allievi non hanno neanche il tempo di fare una lavatrice.

Una battuta che però spiega molto bene il grande impegno che un percorso di alta formazione teatrale richiede.

La professoressa Bortignoni ha spiegato che gli allievi frequentano l’Accademia dal lunedi al sabato per otto ore al giorno. Accanto alle materie teoriche, l’Accademia Silvio D’Amico offre molti laboratori e attività pratiche pensate per mettere gli allievi alla prova concretamente su ciò che apprendono durante il percorso triennale.

Un impegno costante, continuativo ed intenso che, come tiene a sottolineare il direttore, gli ex allievi ricordano con affetto: sia a livello umano sia per ciò che un percorso così immersivo può lasciare nella formazione di un interprete o di un regista.

L’idea alla base di un impegno così totalizzante è che solo praticando la scena, come interpreti o registi, si possa davvero imparare a fare questo mestiere. E imparare a farlo bene.

È per questo motivo che accademie di alta formazione come la Silvio D’Amico, l’Accademia Internazionale di Teatro, la Civica Scuola Paolo Grassi e Cassiopea cercano allievi a cui non piaccia semplicemente recitare, ma che sentano il bisogno di affrontare questo percorso con serietà, dedizione e disponibilità al lavoro.

Un requisito fondamentale per vivere un’esperienza formativa così intensa senza subirla, ma traendone il più possibile.

Conosciamo da vicino l'Accademia Nazionale d'Arte Srammatica Silvio D'Amico tramite le parole del suo direttore, Daniela Bortignoni.
Photo credit: Manuela Giusto

Dopo il diploma: il mondo del lavoro e la compagnia dell’Accademia

Sul finire dell’intervista ho chiesto alla professoressa Daniela Bortignoni come l’Accademia Silvio D’Amico aiuti i diplomati ad inserirsi nel mondo professionale dello spettacolo.

Innanzitutto ha specificato che l’Accademia, dopo il ciclo del triennio offre agli allievi anche un percorso ulteriore di due anni, attraverso il quale acquisire la laurea di secondo livello.

Questo percorso è particolarmente utile perché, ancor più che durante il triennio, permette di inserirsi nel mondo del lavoro tramite la partecipazione a progetti produttivi svolti presso teatri e compagnie professionali. Si tratta di occasioni molto importanti che permettono di entrare in contatto con registi di rilievo.

Il direttore mi ha inoltre parlato di una iniziativa in corso da qualche anno, la Compagnia dell’Accademia. Si tratta di una compagnia professionale composta per la maggior parte da allievi diplomati dell’Accademia che mette in scena i propri spettacoli nei più importanti teatri italiani.

Il consiglio del direttore: non lasciarsi fermare dai “no”

La professoressa Daniela Bortignoni ha dato un consiglio ai ragazzi e alle ragazze che vorrebbero intraprendere un percorso formativo di alto livello. Ha detto una cosa, a mio avviso, molto importante: non lasciarsi fermare dai “no”.

Le sconfitte e le battute di arresto, in un mestiere come quello dell’attore, sono frequenti. Ma non devono in alcun modo fermare la determinazione di chi sceglie una professione artistica, come quella dell’attore o dell’attrice.

Ha poi aggiunto che il talento da solo non basta. È necessario coltivarlo non solo con la formazione ma anche tramite la determinazione.

Una determinazione che ha caratterizzato anche il suo percorso personale… Se si fosse frmata al primo “no” dell’Accademia Silvio D’Amico, dove in seguito si è formata, si sarebbe privata di tantisssime esperienze. E forse anche della possiblità di diventare direttore di quella stessa Accademia che, in un primo momento, l’aveva rifiutata.


Il direttore Bortignoni, durante la nostra conversazione, mi ha fatto riflettere sul talento non come qualcosa di astratto o soggettivo, bensì come qualcosa di concreto: un insieme di capacità che puoi percepire e riconoscere.

Ma forse ciò che mi ha colpito di più, in tutta l’intervista, è che la professoressa Bortignoni ha messo in evidenza un aspetto che passa in secondo piano quando abbiamo a che fare con istituzioni così importanti: anche chi compone la commissione di un esame d’ammissione può sbagliarsi.

È un concetto che Bortignoni ha espresso e ribadito più di una volta, e che credo sia importante ricordare. Certo, il giudizio di un esperto ha sicuramente il suo peso ed è giusto tenerne conto, ma non dovrebbe in alcun modo diventare una sentenza definitiva sul valore artistico di chi ha di fronte.

Penso che sia qualcosa da tenere in mente sempre, soprattutto per coloro che scelgono di esporsi attraverso un lavoro artistico.

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Immagine di Copertina, Photo credit: Manuela Giusto

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